GLI ANIMALI E LE LORO LANE

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Preziosissimo, sofisticato, inarrivabile.  Il cachemire (o cashmere, in inglese) è l'oro dei tessuti di lana. Si potrebbe anche dire che il suo prezzo è molto vicino a quelli delle vetrine dei gioiellieri. Perché è tanto caro? La fibra del cachemire proviene da una razza di capre che vive in Tibet, Cina, Mongolia, e Iran, anche se il nome proviene dall’India.

Il Kashmir infatti  è una regione dell’India settentrionale, dove nel XV secolo questa razza di preziose capre cominciò a espandersi. Oggi, però, il cachemire più pregiato non viene questa regione, ma dall'Estremo Oriente. Due volte l'anno a Canton,. in Cina, si tengono le grandi aste internazionali della lana di cachemire, durante le quali si vendono balle da 50, 100 e 200 chili di fibre.


La cachemire è una capretta vellutata che vive alle alte quote e che, nonostante numerosi tentativi, non ha mai voluto saperne di adattarsi ai climi europei. Nelle zone in cui vive, la temperatura tocca durante l'inverno anche 30 gradi sottozero. Più i pascoli sono tormentati dal vento gelido, più caldo e soffice viene il cachemire.

In primavera poi i tosatori, armati di pettine, prelevano la lanugine che si è formata nel sottopelo delle capre per proteggersi dal freddo.


Ecco ottenuta la materia prima per l'Industria tessile.

Ogni capra fornisce in media 200 grammi di cachemire, di cui 110 sono usati per la manifattura e Il rimanente per altri usi. Quindi non c'è da stupirsi se il maglione in cachemire costa come l'oro: per farlo occorrono sette caprette e ben cinque chilometri e mezzo di filo, pari a circa 300 grammi di pelo.

Altra considerazione viene dalla grande quantità di maglioni che dichiarano essere di cachemire. Un dubbio sorge: diranno tutti la verità?


Una volta giunto in Occidente il cachemire viene trattato, tinto (esistono 20 colori di base) e oliato per renderlo più morbido.
La sua finezza è inferiore soltanto a quella del pelo di vigogna.

Come ogni prodotto prezioso anche il cachemire è oggetto di truffe più o meno ben congegnate.

Negli Stati Uniti c'è un consorzio di qualità che controlla il cachemire e le lane camelidi vendute nei negozi di abbigliamento.


Secondo gli esperti di questo consorzio il 15 per cento del mercato è invaso da capi in cui il cachemire non supera il 5 per cento del tessuto. Il resto sono stracci, capelli, fibre sintetiche, lapin, perfino amianto e carta di giornale.


Purtroppo non esistono veri e propri marchi di qualità come quello della Pura Lana Vergine, ma in base a una direttiva C.E.E. del 1983 i capi composti interamente o parzialmente di cachemire possono portare il marchio Pura Lana Vergine.


Ecco l'etichetta di cui ci si può fidare: 80% Lana Vergine , 20% cachemire


Il metodo migliore per scegliere il vero cachemire resta quello di affidarsi ai propri polpastrelli. Al tatto il cachemire deve dare la sensazione di pienezza. Non basta che sia morbido: esistono infatti lane merine extrafini che sono morbide come il cachemire.

Se si notano le palline sull'indumento, ovvero il fenomeno del pilling, siamo in presenza di cachemire composto di fibre corte, e dunque non bellissimo, oppure il tessuto ha subito un finissaggio sbagliato.


Occorre controllare la provenienza del capo. Le migliori garanzie vengono dal Made in Scotland e made in Italy, ma si può trovare anche del cachemire Made in China: si tratta di un tessuto di qualità inferiore (con finiture approssimative), di quattro colori (beige blu grigio cammello) e con un prezzo molto inferiore alla media. Nonostante ciò questo cachemire va a ruba in tutto il mondo. Altro parametro di scelta è il prezzo: il cachemire più caro è quello bianco. Seguono quello grigio e quello bruno.

Il più pregiato è il cosiddetto two ply, cioè due fili ritorti che assicurano una maggiore resistenza e durata del capo.


E' comunque possibile trovare del buon cachemire anche a poco prezzo, gli appassionati sussurrano nomi di laboratori dove si risparmia anche notevolmente; i canali sono numerosi; ma non sempre ortodossi. In definitiva chi non conosce il cachemire è meglio che paghi qualcosa in più per avere maggiore sicurezza sul capo da acquistare. Ma prima, ovviamente, deve confrontare i prezzi di più punti vendita.

 

Il  lambswool (alla lettera lana d'agnello) non esiste. Era utilizzato storicamente in Inghilterra e si identificava con una qualità superiore. .

Ci sono varie qualità di lambswool: gli agnelli di razza superiore producono una fibra meno pregiata. Le fonti di provenienza sono la Nuova Zelanda, il Sudafrica el'Australia.

 
All'origine delle fibre nobili c'era lui, il cammello. Comparso nell'America del Nord, si spinse con varie migrazioni in Asia (attraverso lo stretto di Bering) e poi in Sudamerica ( sulla Cordigliera delle Ande peruviane, cilene e boliviane).

Dopo secoli di incroci diede origine a un'intera nuova famiglia, quella dei camelidi (o auchenidi), le cui fibre oggi sono diventate preziosissime.

 La fibra tessile ottenuta dal cammello ha il tipico colore marroncino che tutti conosciamo: il color cammello. E al tatto si presenta morbida e compatta.

 

Ben più fine è però il pelo di vigogna, che Con i suoi 12 micron diametro, batte qualunque fibra naturale. Solo recentemente le fibre sintetiche sono riuscite ad ottenere le famose microfibre con di metro al di sotto dei l0 micron. Prende il nome da un piccolo camelide, la vigogna appunto, che vive allo stato brado in Perù e che da sempre, per ottenere il suo mantello, veniva ucciso. Il pericolo del sua estinzione ha spinto il governo peruviano a vietarne rigorosamente la caccia.

La vigogna produce due diversi strati di pelo: un sottopelo utilizzato per l'abbigliamento (di fibre fini, corte, dense) e un vello ordinario lungo e setoloso. Il governo peruviano sembra sempre pii deciso a lavorare la vigogna a casa propria, per poi rivenderla all'estero.


Queste vicissitudini hanno notevolmente ridotto la quantità di pelo di vigogna sul mercato, facendo aumentare notevolmente i prezzi.

Manufatti tessili di pregio si producono anche con il vello del lama, l'animale più simile al cammello in quanto a stazza fisica, e che vive sulle Ande peruviane, boliviane, equatoriali e nell' Argentina nord-occidentale.


Dalla sua tosatura invece si ricava un pelo ordinario e folto, di colore marroncino e bianco. Il sottopelo è più fine e viene utilizzato per tessuti leggeri al tatto, caldi e lucidi.

 
L'alpaca. Anche questa si ricava da un animale molto simile al lama, utile alle Popolazioni andine anche per la carne.

L'alpaca viene allevata in gregge e tosata ogni due anni.

La lana è divisa in base a sette colori fondamentali: bianco, grigio, marrone chiaro, marrone scuro, nero, pezzato e il ricercato rossiccio. come per la vigogna, si tosano il pelo e il sottopelo, più lanoso e pregiato.


Anche per l'alpaca è stato coniato un marchio di garanzia (con il profilo stilizzato dell'animale), che garantisce i capi con almeno il 50 per cento di fibra di lana. Il prezzo di un capo di alpaca è decisamente più ragionevole rispetto alla vigogna.


Infine nella famiglia dei camelidi c'è anche il guanaco, che come la vigogna vive allo stato brado e per riuscire a catturarlo occorre addirittura ucciderlo. Il suo manto è simile a quello della volpe rossa: ha il pelo dritto e privo di mano lanosa. Per questo viene impiegato sopratutto per fare pellicce.

La fibra di alpaca viene messa in commercio lavata o pettinata. I capi di abbigliamento composti interamente o in parte di queste fibre nobili (alpaca, cashemere, guanaco, ecc.) possono recare il marchio Pura Lana Vergine, con la denominazione del tipo di lana e la percentuale contenuta.

 

Il coniglio d’Angora.  L'animaletto da cui si ricava l’omonimo pelo, particolarmente soffice al tatto e molto calda. Il Paese dove se ne produce di più è la Cina, ma in passato (fino alla vigilia della seconda guerra mondiale) anche gli allevamenti italiani in Toscana e Veneto, erano molto apprezzati.

La tosatura di questo animale (di cui non si conoscono le origini) viene eseguita ogni tre mesi, pettinandolo, proprio come molti fanno con il loro  cane o gatto. Un coniglio d’Angora  produce in media 300 grammi di fibra e la sua produttività dura una decina di anni.

Il segreto della morbidezza e del candore del pelo sta nella tecnica particolare di allevamento, in  gabbie tenute accuratamente pulite e nella semi oscurità.

E’ conosciuta invece l’origine della capra da cui si ricava il Mohair.

E' una capra che popola da oltre 2000 anni le regioni turche intorno ad Ankara (da cui prende il nome. Oggi questa razza viene allevata anche negli Stati Uniti e in Sudafrica.

La fibra di mohair è meno arricciata rispetto alla lana, è liscia al tatto, lucida e ha un colore bianco trasparente. Ma le sue caratteristiche sono, tutto sommato, simili a quelle della lana della pecora, specialmente per il calore, la resistenza e l'elasticità.

Simile al mohair è il kid mohair, cioè il pelo dei capretti. Ha le steese caratteristiche ddi quello delle capre adulte, ma il tessuto ottenuto è più fine.

Gennaio 2005



      
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